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News dai Centri

Comunicare con il pensiero

Le nuove frontiere della Brain Computer Interface - sperimentazione Ufficio H di Udine.

Non è ancora realtà ma non è più fantascienza . Oggi è possibile attraverso l'onda P300 del nostro cervello interfacciarsi con un computer e riuscire a scrivere, comunicare, gestire la casa attraverso sistemi domotici.

Lo hanno provato alcuni dei consulenti informatici dell'Ufficio H della Comunità Piergiorgio ONLUS di Udine. La sperimentazione che è incominciata a giugno del 2010 e ancora non si è conclusa, ha portato risultati estremamente interessanti.  Il procedimento, per ora ancora complesso, potrà sicuramente essere migliorato in futuro e permetterà di  trasformare la BCI in un efficace sistema di comunicazione. 'Attualmente le prove fatte presentano ancora alcune criticità tra queste una certa lentezza nel dare i comandi, la necessità di avere un tecnico per il posizionamento degli elettrodi , noi non usiamo la cuffia-ci spiegano gli informatici dell'UfficioH- ma li mettiamo direttamente sul cuoio capelluto con delle colle particolari e l'addestramento della  macchina, che sia per i potenziali evocati visivi che per quelli uditivi è piuttosto difficile. Il sistema composto da un EEG e un pc su cui gira un software funziona così: prima si fa una sessione di addestramento guardando delle lettere che si illuminano a caso o ascoltando dei file sonori che si ripetono, poi una volta estrapolato dall'addestramento un file personalizzato, il soggetto può scrivere o dire ciò che vuole.

Attualmente la parte destinata alla comunicazione  non ha ancora una fruibilità e usabilità tali da poter sostituire i puntatori oculari con utenti con malattie neurodegenerative come la SLA, mentre potrebbe essere una soluzione in alcuni stati di locked in.

 Le prove fatte fino ad ora dall'Ufficio H sono state prevalentemente con soggetti sani i quali hanno ottenuto risultati decisamente apprezzabili. Con soggetti malati (un paziente con SLA ed uno con un infarto del tronco encefalico) hanno messo in evidenza la grande affaticabilità del soggetto nel seguire tutte le procedurae. I risultati ottenuti però fanno ben sperare e credere che in un futuro prossimo tali interfacce potranno essere di soluzioni valide in situazioni di disabilità gravissima.

(24/4/2012)


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