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News dai Centri

30 anni di lavoro al Centro Ausili della Fondazione don Gnocchi

Renzo Andrich fa il punto sulla situazione dei Centri Ausili in Italia e l'esperienza GLIC - Agenzia di Redattore Sociale del 23-06-2015

Oltre trent’anni fa la Fondazione don Gnocchi, muovendosi anche in
maniera
pionieristica, ha iniziato a confrontarsi con il tema degli ausili tecnici
per l’autonomia delle
persone disabili. “In questi anni si parla molto di tecnologie che fanno
scalpore, dai robot agli
strumenti per la comunicazione tramite gli occhi, ma dietro c’è tutto un
mondo di ausili meno
mediatici ma di grande importanza sia a casa sia per l’adattamento della
postazione di lavoro”: a
parlare è l’ingegner Renzo Andrich, responsabile del settore Ausili della
Fondazione Don Gnocchi.

-Il settore in Italia vive delle criticità?
Sì, è un mondo che ancora ha delle criticità come quella della normativa:
il Servizio sanitario
nazionale fornisce tutta una serie di ausili, ma il nomenclatore tariffario
risale a 15 anni fa.

-Perché?
C’è un motivo intrinseco: il rinnovo del nomenclatore è andato ad impattare
contro la
modifica del titolo V della Costituzione, poi ci fu un tentativo del
ministro Livia Turco nel
2008, poi il nuovo governo bloccò tutto di nuovo sospettando che non ci
fosse copertura economica.
Un’altra criticità è che in molte zone d’Italia operatori e fisioterapisti
conoscono poco gli
ausili e quindi non li propongono. Poi c’è un mondo di piccole e media
aziende che non possono
permettersi ricerca e sviluppo.

-La Fondazione Don Gnocchi da oltre 30 anni punta l’attenzione sugli
ausili.
Sì, ci siamo mossi un po’ da pionieri trent’anni fa. Si creò un centro di
ricerca
bio-ingegneristica con il Politecnico che ebbe vita fino al 2002, per
venticinque anni.
Focalizziamo soprattutto sugli ausili medici, ma forniamo anche un servizio
di informazione
attraverso il portale Siva, portale italiano di informazione, guida e
orientamento sugli ausili
tecnici per l'autonomia, la qualità di vita e la partecipazione delle
persone con disabilità: lì
viene fatto il punto su ciò che esiste e vengono presentate le diverse
possibilità agli utenti. Il
portale offre una panoramica completa, sistematica, aggiornata delle
tecnologie
assistive disponibili in Italia e in Europa, ed è al servizio di chiunque -
utente, operatore,
ricercatore - desideri approfondire il mondo degli ausili. Al nostro attivo
abbiamo anche
tanta formazione effettuata sul tema degli ausili”. Più tardi, nel 1996, è
nato il Glic, una
rete italiana dei centri di consulenza sugli ausili informatici ed
elettronici per disabili:
sono una ventina i centri italiani di che vi partecipano e collaborano in
un Gruppo di lavoro
interregionale (Glic appunto). Si tratta di realtà stabili, pubbliche o
private, senza fini
commerciali, che hanno avviato un confronto tecnico-scientifico e una
collaborazione
permanente. I Centri del Glic, pur presentando alcune diversità a livello
dei settori specifici
di interesse o della tipologia di utenza, hanno in comune l'erogazione a
diversi livelli di
prestazioni come informazione, consulenza, supporto, formazione/ricerca e
sono dotati di una
équipe di lavoro e di un parco di ausili e soluzioni. L'idea alla base
della collaborazione
fra i centri è che sia oggi necessario ed urgente creare i presupposti per
una ricaduta concreta
del progresso tecnologico sulla qualità della vita delle persone disabili:
poiché le tecnologie
sono disponibili, occorre passare da una fase di sperimentazione ad una
fase di potenziamento e
gestione delle risorse, operando per una reale fruibilità di strumentazioni
e servizi.
L’obiettivo, quindi, è quello di mettere a disposizione le reciproche
conoscenze per
elaborare strumenti e proposte a favore di un reale sviluppo dell'intero
settore degli ausili
informatici ed elettronici, a fronte dell'aumento di aspettative e
richieste di servizio delle
persone disabili.

-Insomma, da trent’anni a oggi un’evoluzione è avvenuta…
E' un’evoluzione interessante, ma c‘è ancora tanta strada da fare, specie
sulla normativa e
sulla formazione dei terapisti occupazionali, che mirano, con il loro
lavoro, all’autonomia della
persona. Mancano talvolta le conoscenze relative allo sviluppo della
tecnologia. Poi servono
ingegneri per studiare, ad esempio, le modalità alternative di usare un pc
non avendo le mani, o
la domotica. Io penso che la realtà degli ausili non è messa a sistema come
dovrebbe. Ci sono
esempi positivi, ma pochi: per esempio in Emilia Romagna l’Aias di Bologna
ha creato
l’ausilioteca, perché lì il tessuto culturale era preposto.

-Cosa trova, oggi, una persona che cerca informazioni e aiuto all’autonomia
presso la Fondazione
Don Gnocchi?
Oltre alle informazioni che può ricavare dal portale Siva, la persona
interessata prende
appuntamento per una valutazione (lo può avere sia come Ssn con impegnativa
sia in modo
privato). Noi forniamo consulenza, diamo una relazione su cosa occorre fare
o acquistare,
configuriamo l’ausilio (che l’utente si è procurato tramite aziende
esterne) e lo facciamo
provare. Per l'addestramento all’uso può ricontattarci. A volte l’ausilio
dà luogo a un
programma di riabilitazione e training per apprendere il suo utilizzo
corretto.
-
Quante persone si sono rivolte al centro ausili
Don Gnocchi? Con quali patologie?In trent’anni più di 20 mila persone. Ma
spesso il discorso è
così inserito dentro il percorso riabilitativo che non è facile fare
conteggi perché non è
facile fare distinzioni. La Fondazione tratta persone ad elevata
complessità, il 70% delle
quali ha bisogno di ausili. Trattiamo soprattutto persone con patologie
neurologiche come la
sclerosi multipla, la Sla, la distrofia muscolare o vascolari come ictus e
paralisi cerebrale
infantile. Più in generale, come Don Gnocchi abbiamo 28 centri in giro per
l‘Italia, dove tutte
le patologie sono trattate.

(25/6/2015)


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